Gioielli Creoli dal Nord-est del Brasile

L’idea di questi pezzi è esattamente l’abbondanza, la quantità. In Brasile erano chiamati balangandans o gioielli creoli ed erano tipici della regione nord-orientale del paese, soprattutto dello Stato di Bahia e della città di Salvador, dove ha sempre prevalso una popolazione di origine africana. Ancor oggi Salvador è ancora la grande città africana del Brasile.

Balangandans, un Simbolo Nascosto di Libertà

All’inizio della terribile schiavitù, quando le donne schiave arrivavano dall’Africa, c’era la tradizione di indossare gioielli tra cui, per esempio, le collane con ciondoli di legno che avevano un significato particolare.  Successivamente, nel corso dei secoli, queste donne hanno iniziato a creare gioielli in oro e argento. In altre parole, le donne nere si servivano di quei gioielli come simbolo della loro liberazione. Ed è spiegato: a quei tempi (18° e 19° secolo) agli schiavi era vietato abbigliarsi con tessuti pregiati e gioielli. A quel punto le donne di coloro che riuscivano a comprare la propria libertà, come risultato del proprio lavoro, hanno iniziato a realizzare gioielli di grande originalità, i cosiddetti balangandãs. Il valore di questi gioielli era anche un modo per mantenere le loro fortune vicino al corpo. Ecco perché li indossavano in grande quantità sulle braccia e intorno alla vita, come spille e come collane.

Balangandans, i Primi Gioielli Brasiliani

Molti studiosi sostengono che quei pezzi furono i primi gioielli veramente brasiliani, nati dalla mescolanza e creati da donne nere. Gioielli sincretici. E ogni ciondolo aveva anche un preciso significato: la fortuna (il fico, il trifoglio o il ferro di cavallo) e l’abbondanza (la frutta) o erano il simbolo degli orixás, gli Dei delle religioni afro-discendenti. Erano, soprattutto, pezzi che affermavano qualcosa: la libertà, il potere e l’identità delle donne nere. Praticamente un manifesto del femminismo di quei tempi.

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